18 Ott Spese di rappresentanza con obbligo di inerenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n.21450 del 10 ottobre 2014 ha affermato come l’art.75 (ora 109) del Tuir recante le norme generali sui componenti del reddito di impresa, stabilisce, al comma 5, che le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi (tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale) ” sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito”: prevede, cioè, quale requisito generale ai fini della deducibilità, che deve essere provato dal contribuente, quello della c.d. inerenza delle spese all’attività di impresa (inerenza generalmente intesa come suscettibilità, anche solo potenziale, di arrecare, direttamente o indirettamente, un’utilità all’attività di impresa. Il precedente art.74 (ora 108) del Tuir, concernente le spese relative a più esercizi, disciplina, al comma 2, le spese di pubblicità e propaganda e quelle di rappresentanza (e tra queste ultime, in particolare, quelle sostenute per i beni distribuiti gratuitamente), stabilendone il rispettivo regime di deducibilità, quanto alla misura e alle modalità temporali. Con tale norma, pertanto, di carattere speciale, il Legislatore ha implicitamente inteso riconoscere alle spese di pubblicità e di rappresentanza, in ragione della loro natura, il carattere dell’inerenza, con la conseguenza che ai fini della loro deducibilità essa deve sussistere (cfr sentenza n.4901/13).