I chiarimenti dell’Agenzia delle entrate e della GdF

I chiarimenti dell’Agenzia delle entrate e della GdF

Ecco la sintesi dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate, GdF e Mef in occasione degli incontri con la stampa specializzata.

Accertamento
Domanda – cosa cambia per effetto della facoltà attribuita, con l’articolo 16-quater, D.L. 119/2018, di accesso all’archivio dei rapporti finanziari da parte della Guardia di Finanza? – Risposta – è ragionevole prevedere che la riforma, a regime, produrrà una maggiore concentrazione delle attività ispettive della Guardia di Finanza nei confronti dei contribuenti contraddistinti da un’operatività bancaria non coerente con l’attività svolta e con i redditi dichiarati.
Domanda – con l’articolo 16-sexies, D.L. 119/2018, su richiesta della Guardia di Finanza vengono fornite informazioni dall’Agenzia delle entrate per effettuare tutte le azioni di contrasto all’evasione o alle analisi di rischio. Operativamente, come viene sviluppata la richiesta e il contribuente viene preventivamente avvisato? – Risposta – le modalità di accesso della Guardia di Finanza a questo particolare canale informativo dovranno essere disciplinate da una convenzione con l’Agenzia delle entrate; tutte le volte in cui le unità operative riterranno di formulare un rilievo sulla base dei dati derivanti dallo scambio automatico d’informazioni ne daranno preventiva comunicazione al contribuente, consentendogli di partecipare alla fase istruttoria.
Domanda – quali sono, se sono stati identificati, gli elementi di pericolosità fiscale acquisibili dal conto del contribuente che fanno scattare i controlli in merito alla correttezza e alla completezza delle dichiarazioni fiscali, l’accertamento delle imposte dovute e la verifica dell’osservanza del complesso degli adempimenti connessi? – Risposta – le indagini finanziarie vengono attivate solo in presenza di apprezzabili indizi di pericolosità fiscale che inducano a ritenere che il contribuente abbia fatto confluire sui propri rapporti di conto corrente, o su quelli di terzi, i proventi dall’evasione fiscale.
Domanda – operativamente, la Guardia di Finanza eseguirà gli accertamenti tenendo conto sempre del contraddittorio e, quindi, non limitando l’ambito applicativo e le modalità applicabili al fine di garantire l’effettiva partecipazione del contribuente? – Risposta – le vigenti istruzioni operative della Guardia di Finanza prevedono la doverosità del contraddittorio con il contribuente, anche con riferimento alle attività ispettive eseguite ricorrendo alle indagini finanziarie.
Domanda – quanto e, soprattutto, quando saranno prese in considerazione eventuali istanze di autotutela e riesame degli atti della verifica presentata da parte dei contribuenti? – Risposta – la procedura può trovare applicazione tutte le volte in cui, successivamente al rilascio del pvc, si apprenda dell’esistenza di accadimenti che prospettano uno scenario fattuale diverso da quello preso a base in sede di verbalizzazione.

Adempimenti
Domanda – con l’introduzione del c.d. esterometro, i modelli INTRA devono essere comunque compilati? – Risposta – In relazione alla compilazione e trasmissione degli elenchi riepilogativi Intrastat, la legge di Bilancio per il 2018 non ha previsto alcuna modifica della disciplina vigente.
Domanda –in caso di restituzione di somme al soggetto erogatore, il contribuente può agire con ordinaria domanda di rimborso senza essere obbligato a fruire dell’onere deducibile ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera d-bis), Tuir? – Risposta – In base all’articolo 10, comma 1, lettera d-bis), Tuir e D.M. 5 aprile 2016, le somme assoggettate a tassazione in anni precedenti e restituite al soggetto erogatore devono essere prioritariamente dedotte dal reddito complessivo, fino a capienza dello stesso. Solo con riferimento alla parte residuale non dedotta dal reddito complessivo è possibile scegliere tra la presentazione di un’istanza (irrevocabile) di rimborso dell’imposta corrispondente all’importo non dedotto e la deduzione dal reddito complessivo dell’anno successivo. In questo secondo caso, la deduzione residua può essere riconosciuta dal proprio sostituto d’imposta nel rispetto delle condizioni previste dal decreto. L’unica eccezione è prevista dall’articolo 2, comma 2, D.M. 5 aprile 2016, per i contribuenti non obbligati alla presentazione della dichiarazione dei redditi. A tali soggetti è consentito di presentare istanza di rimborso ancorché l’importo restituito non sia stato prioritariamente dedotto dal reddito complessivo.

Agevolazioni
Domanda – quale agevolazione compete nel caso di sostituzione di un impianto di condizionamento ad aria solo fredda con uno di nuova generazione ad aria calda e fredda dotato di pompa di calore reversibile e con consumi decisamente inferiori (certificati), senza sostituzione dell’impianto di riscaldamento e senza lavori di manutenzione straordinaria dell’immobile? – Risposta – la sostituzione di un impianto di condizionamento ad aria solo fredda con un impianto di climatizzazione invernale ed estiva dotato di pompa di calore reversibile, rientra tra gli interventi agevolabili ai sensi dell’articolo 16-bis, comma 1, lettera h), Tuir.

Antiriciclaggio
Domanda – in presenza di un pagamento e/o incasso frazionato quali indizi porterebbero all’obbligo di segnalazione? – Risposta – non esistendo una definizione sul piano normativo, la concreta individuazione di “pagamenti artificiosamente frazionati”, implica un esame fattuale, da condurre caso per caso.

Contenzioso tributario
Domanda – sono state già impartite istruzioni in merito alla possibilità per il Comandante provinciale della Guardia di Finanza, in relazione ai pvc rilasciati, di attivarsi presso le Commissioni Tributarie per richiedere misure cautelari (ipoteche e sequestro conservativo) a tutela degli interessi erariali? – Risposta – la nuova misura avrà un rilevante impatto sulle prassi operative. Per questo si impone la necessità di ponderare in modo particolarmente attento le proposte cautelari dei Comandanti provinciali. Al momento è stato avviato un tavolo di confronto con le articolazioni centrali dell’Agenzia delle entrate al fine di definire un modello procedurale che risponda appieno alla nuova previsione normativa.
Domanda – la richiesta di iscrizione a ipoteca o sequestro conservativo di cui all’articolo 22, D.Lgs. 472/1997 potrà essere inoltrata al giudice tributario anche dal Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, in relazione ai pvc rilasciati dai reparti dipendenti. La rappresentanza in giudizio rimane in capo all’Agenzia delle entrate. Il contribuente sarà informato preventivamente su tale richiesta? – Risposta – al giudizio cautelare dinnanzi alla CTP continuerà a partecipare, quale parte processuale in senso tecnico, l’ufficio dell’Agenzia delle entrate competente ad emettere l’avviso di accertamento a fronte del pvc. Quanto all’informazione al contribuente, va ricordato che la novella si incardina nel modello processuale già previsto dall’articolo 22, D.Lgs. 472/1997, che prevede la notifica delle istanze cautelari alle parti interessate, fatti salvi i casi di assoluta urgenza che consentono al giudice di decidere inaudita altera parte.

Fatturazione elettronica
Domanda – gli eventuali allegati alla fattura elettronica, trasmessi al SdI, sono soggetti all’obbligo di conservazione secondo le disposizioni del D.M. 17 giugno 2014? – Risposta – sì.
Domanda – la distinzione dei documenti tra TD01-fattura e TD06-parcella (e, analogamente, tra TD02 e TD03) ha rilevanza ai fini fiscali e cosa accade se un’impresa emette una fattura con codice TD06 e un professionista, invece, con codice TD01? Inoltre, in quali circostanze devono essere impiegati i codici documento TD02-acconto/anticipo di fattura e TD03-acconto/anticipo su parcella e cosa accade se, in relazione all’incasso di un pagamento in acconto o anticipato, viene emessa fattura con codice documento TD01 o TD06? – Risposta – non ci sono differenze sostanziali nell’utilizzo delle codifiche indicate. La tipologia di documento “TD02” va utilizzata sempre e solamente nel caso di regolarizzazione dell’operazione secondo le lettere a) e b) di cui all’articolo 6, comma 8, D.Lgs. 471/1997.
Domanda – è possibile inviare al cliente, soggetto passivo, senza alcuna formalità e senza alcun vincolo, una copia analogica della fattura elettronica non valida ai fini fiscali, ad esempio in file pdf o documento cartaceo, non costituente copia analogica di documento informatico ai sensi dell’articolo 23, Cad? – Risposta – per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti passivi Iva residenti e stabiliti, non esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica, quest’ultima è l’unico documento fiscalmente rilevante, tuttavia, nulla vieta di rilasciare anche una copia analogica della stessa. Restano salve le disposizioni normative che prevedono la consegna della copia analogica o informatica della fattura elettronica al consumatore finale che non opera l’acquisto nell’ambito dell’esercizio di impresa, arte o professione.
Domanda – un medico può decidere di emettere e inviare comunque al SdI la fattura elettronica, anche nel caso in cui i dati dell’operazione siano inviati al sistema tessera sanitaria? La fattura elettronica è obbligatoria qualora il cliente eserciti il diritto di opposizione? Ci sono problematiche sul fronte della tutela della riservatezza dei dati personali? – Risposta – i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sts non possono emettere fatture elettroniche; il divieto è valido anche se il cliente abbia esercitato il diritto di opposizione alla trasmissione dei dati della fattura al Sts.
Domanda – come si deve procedere in caso di acquisto di carburante per autotrazione da parte di soggetti titolari di partita Iva, presso impianti di distribuzione in quel momento senza personale (distributori automatici) e senza lettore «QRCODE»? – Risposta – la cessione di carburante verso un cessionario che effettua l’acquisto nell’ambito di attività di impresa, arte e professione deve essere documentata, in via generale, con fattura elettronica, anche nel caso in cui il pagamento sia avvenuto con uno strumento tracciabile. Il cessionario è tenuto a conservare le ricevute del pagamento.

Domanda – come si deve adempiere all’indicazione della targa per i rifornimenti di carburante operati dal 1° luglio scorso, con modalità di pagamento tracciate in base al provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 4 aprile 2018 e con esonero dalla tenuta della scheda carburante? – Risposta – per il periodo 1° luglio – 31 dicembre 2018, laddove la cessione del carburante abbia avuto luogo senza contestuale compilazione della scheda carburante (utilizzabile sino a tale data) e senza emissione di fattura con indicazione della targa, il pagamento, effettuato utilizzando uno degli strumenti individuati dal provvedimento 4 aprile 2018, ha assolto anche agli oneri in tema di deducibilità del costo e detraibilità Iva, introdotti dall’articolo 1, commi 922 e 923, L. 205/2017.
Domanda – in caso di operazione effettuata il 21 febbraio 2019 con cedente (soggetto mensile) che emette la fattura il 13 aprile e fa partecipare l’Iva con la liquidazione del 16 aprile, quali sanzioni vengono ridotte al 20%? – Risposta – le sanzioni oggetto della riduzione sono quelle stabilite dall’articolo 6, D.Lgs. 471/1997, non rientrandovi, quindi, quelle relative all’omesso versamento dell’Iva da parte del cedente.
Domanda – se un operatore vuole continuare a emettere al momento dell’invio dei beni una fattura accompagnatoria può emettere una copia analogica indicando che la fattura elettronica è stata inviata allo SdI? – Risposta – la fattura c.d. “accompagnatoria” – di cui all’articolo 2, D.M. 29 novembre 1978 – dal 1° gennaio 2019, secondo la regola generale, può essere solo elettronica. Resta la possibilità, in ipotesi di fatturazione c.d. “differita”, di far accompagnare i beni dal documento di trasporto o da altro documento idoneo a identificare i soggetti tra i quali è effettuata l’operazione avente le caratteristiche determinate con D.P.R. 472/1996.
Domanda – un commerciante al dettaglio, nel caso in cui un dipendente di una società gli chieda l’emissione della fattura cosa deve emettere? Può emettere una copia analogica del documento che invierà al SdI con i tempi della moratoria o dal 1° luglio entro il termine di 10 giorni previsto dal nuovo articolo 21, comma 4, D.P.R. 633/1972? – Risposta – le parti sono libere di concordare l’anticipazione di una copia del documento inviato tramite SdI, tuttavia, il documento fiscalmente rilevante è solo la fattura elettronica emessa e ricevuta tramite il SdI.
Domanda – un’impresa di servizi dal 1° luglio 2019 con l’entrata in vigore dell’obbligo di invio dei corrispettivi, può ancora emettere la ricevuta fiscale? – Risposta – ove non sia prevista un’espressa esenzione dagli obblighi di certificazione dei corrispettivi per i servizi forniti, a partire dal 1° luglio 2019 – per i soggetti Iva con un volume d’affari superiore a 400.000 euro – e dal 1° gennaio 2020 per tutti gli altri, fatta salva l’emissione di fattura a richiesta del cliente, sarà obbligatorio l’invio dei dati dei corrispettivi, in base all’articolo 2, comma 1, D.Lgs. 127/2015, e non saranno più possibili forme di documentazione diverse dalla fatturazione elettronica.
Domanda – nel caso di fattura relativa ad acquisti effettuati nel 2018 ricevuta il 5 marzo 2019 è possibile esercitare il diritto direttamente nella liquidazione del 16 marzo o bisogna aspettare il 16 aprile? – Risposta – una fattura relativa al 2018 ricevuta il 5 marzo 2019 potrà essere portata in detrazione a partire dalla liquidazione periodica relativa al mese di marzo e quindi dal 16 aprile 2019.
Domanda – per le operazioni ad esigibilità 2018 ricevute nel 2018, ma registrate il 23 gennaio 2019, il credito annuale si può utilizzare a gennaio (nella liquidazione del 16 febbraio)? – Risposta – nel caso prospettato, l’Iva relativa alla fattura ricevuta nel 2018 – relativa a una operazione avvenuta nel 2018 – registrata nel 2019, concorrerà a formare il saldo della dichiarazione annuale Iva relativa al 2018.
Domanda – quanti giorni possono passare tra la data inserita nel documento e quella di inserimento nello SdI? La regola da seguire è di natura generale o ci sono deroghe a cavallo del mese o dell’anno? – Risposta – le fatture c.d. “immediate”, ossia contestuali a un’operazione o al suo pagamento, devono riportare la data dell’operazione e, fino al 30 giugno 2019, potranno essere trasmesse al SdI entro i termini di liquidazione. Nessuna deroga è prevista per le operazioni a cavallo del mese o dell’anno.
Domanda – quale codice deve essere utilizzato quando il destinatario della fattura emessa in reverse charge inserisce nello SdI un altro documento per memorizzare il computo dell’Iva di cui è debitore? – Risposta – il documento da utilizzare è il TD01, fattura ordinaria.
Domanda – se per le sole fatture emesse nei confronti di un soggetto non residente, si decide di trasmettere allo SdI l’intera fattura emessa in un file xml e compilando solo il campo «CodiceDestinatario» con «XXXXXXX», quale fattura dovrà essere considerata l’originale da portare in conservazione: quella inviata al cliente estero con le modalità tradizionali oppure quella trasmessa allo SdI? – Risposta – quando si è scelto di utilizzare il SdI, l’originale delle fatture sarà quello veicolato tramite tale sistema, ossia il documento elettronico, che conseguentemente sarà soggetto alle disposizioni sulla conservazione.

Fiscalità internazionale
Domanda – se nello Stato estero di provenienza le minusvalenze latenti non danno luogo a sgravi fiscali è possibile utilizzare come costo fiscale in Italia l’ultimo fiscalmente riconosciuto nello Stato estero anziché il «valore di mercato» onde evitare che la minusvalenza non sia riconosciuta né all’estero né in Italia? – Risposta – la ratio dell’articolo 166-bis, Tuir è ripartire correttamente la potestà impositiva tra le giurisdizioni coinvolte nell’operazione di trasferimento di un soggetto che esercita un’impresa commerciale, non si ritiene pertanto possibile derogare al criterio del “valore di mercato”; valore al quale occorre fare riferimento anche in caso di beni minusvalenti, come espressamente previsto dall’articolo 166-bis, Tuir, indipendentemente dalla circostanza che tali valori abbiano assunto o meno rilevanza fiscale nel Paese di provenienza.
Domanda – nel calcolo del livello di tassazione effettiva italiana con il quale confrontare quella estera si deve considerare anche l’Irap? – Risposta – nel confronto tra tax rate “effettivo” estero e tax rate “virtuale” interno occorre fare esclusivo riferimento, in relazione alla tassazione virtuale domestica, all’Ires.
Domanda – qual è la corretta interpretazione da dare all’articolo 1, comma 1007, primo e secondo periodo, L. 205/2017? – Risposta – la disposizione non si applica ai dividendi che si sono formati quando l’entità estera era considerata residente in un Paese considerato a fiscalità “privilegiata” secondo le norme all’epoca vigenti.

Forfettari
Domanda – stante l’incremento delle soglie nel limite di ricavi non superiori a 65 mila euro, si deve tenere conto dei ricavi cristallizzati alla data del 31 dicembre 2018? – Risposta – se un contribuente ha sforato la soglia dei 30.000 euro al 31 dicembre 2018 ma non quella dei 65.000 euro, può rimanere nel regime forfetario, applicando le disposizioni riformate dalla L. 145/2018.
Domanda – un soggetto che nel 2018 era in regime semplificato perché i ricavi superavano le soglie oppure perché vi erano elementi inibenti può entrare nel regime forfetario a partire dal 2019? Deve esercitare l’apposita opzione? – Risposta – i soggetti che nel 2018 erano in regime semplificato perché non presentavano i requisiti previsti dalla norma ai fini dell’accesso al regime forfetario, possono applicarlo a partire dal 2019. Essendo un regime naturale, non è necessario effettuare alcuna comunicazione preventiva o successiva e non è necessario esercitare una specifica opzione.
Domanda – stante la presenza di elementi ostativi nel 2018, in caso di eventuale rimozione entro il 31 dicembre 2018, è possibile entrare nel 2019 nel regime e/o mantenere lo stesso? – Risposta – non sussiste preclusione ad applicare il regime agevolativo nel caso in cui il contribuente, nell’anno precedente a quello di applicazione del regime, provveda a rimuovere preventivamente le cause ostative.
Domanda – il possesso di quote nel 2019 (causa inibente), cedute entro il 31 dicembre 2019, è preclusivo all’accesso al regime? È possibile applicare il regime e/o rimanere nel regime forfetario anche nel 2019? – Risposta – la causa inibente deve cessare di esistere prima dell’inizio del periodo d’imposta di applicazione del regime agevolato, in quanto la previsione normativa non ammette l’esercizio di attività d’impresa, arti e professioni e la contemporanea partecipazione ad associazioni o a imprese familiari di cui all’articolo 5, Tuir, ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
Domanda –viene meno il vincolo triennale per chi ha esercitato l’opzione per il regime semplificato per cassa? – Risposta – i contribuenti in possesso dei requisiti per accedere al regime forfetario, possono transitare dal regime semplificato al forfetario. Quelli che, pur possedendo dei requisiti per l’ingresso al forfettario, hanno optato per i regimi di contabilità semplificata di cui all’articolo 18, D.P.R. 600/1973, possono passare al regime forfettario senza attendere il decorso di un triennio.
Domanda – alla luce della riposta precedentemente fornita, secondo cui il contribuente che, pur in possesso dei requisiti per l’applicazione del forfettario, abbia, per comportamento concludente, optato per il regime di contabilità semplificata, non è tenuto alla permanenza triennale nel regime scelto (perché entrambi sono regimi “naturali” dei contribuenti minori), si chiede se questo valga anche nel caso in cui lo stesso contribuente in regime di contabilità semplificata abbia optato per il regime delle registrazioni Iva, ex articolo 18, comma 5, D.P.R. 600/1973. – Risposta – Anche in questo caso, rimangono validi e applicabili i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle entrate, con risoluzione n. 64/E/2018, con cui è stato stabilito che il contribuente che, pur possedendo i requisiti previsti per l’applicazione del regime forfettario di cui alla L. 190/2014, abbia optato per i regimi di contabilità semplificata di cui all’articolo 18, D.P.R. 600/1973, può passare al regime forfettario senza attendere il decorso di un triennio, anche qualora abbia scelto la particolare modalità di registrazione di cui al comma 5 del predetto articolo 18, in quanto trattasi di due regimi naturali propri dei contribuenti minori .
Domanda – l’acquisto di quote di Srl che comportano il venir meno di uno dei requisiti richiesti, quando determina la fuoriuscita? Sin dall’anno di acquisto o dal successivo? – Risposta – il contribuente esce dal regime forfetario dal periodo successivo a quello di acquisto.
Domanda – per effetto della nuova e attuale condizione inibente per la quale “i soggetti che hanno percepito redditi di lavoro dipendente o redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente … e che esercitano attività d’impresa, arti e professioni prevalentemente nei confronti anche di uno dei datori di lavoro dei due anni precedenti o, in ogni caso, nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili”, a quale parametro si deve far riferimento per tenere conto del mantenimento e/o della possibile fuoriuscita (ricavi, reddito o altro)? – Risposta – al fine di verificare la sussistenza della suddetta condizione inibente occorre considerare se l’esercizio dell’attività sia espletata in misura prevalente nei confronti dei datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o alle dipendenze dei quali il contribuente ha svolto la propria attività lavorativa negli ultimi due periodi d’imposta. I parametri cui fare riferimento per il calcolo della prevalenza sono i ricavi/compensi conseguiti.
Domanda – come è possibile recuperare l’acconto Iva versato a dicembre 2018 in presenza di un’eccedenza a credito, stante la non applicazione del tributo in applicazione del regime in commento ? – Risposta – ai sensi dell’articolo 1, comma 63, L. 190/2014, l’eccedenza detraibile relativa all’ultimo anno di applicazione dell’Iva nei modi ordinari, può essere chiesta a rimborso ovvero può essere utilizzata in compensazione ai sensi dell’articolo 17, D.Lgs. 241/1997, e successive modificazioni.
Domanda – ai fini del limite di ricavi/compensi è corretto non considerare i proventi “fuori campo Iva” conseguiti per la cessione/concessione dei diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno, quali i diritti d’autore? – Risposta – ai fini del rispetto del limite di ricavi/compensi per l’acceso al regime forfetario di cui alla L. 190/2014 occorre avere riguardo ai ricavi o compensi complessivamente conseguiti dall’imprenditore o dal professionista, prescindendo dalla specifica attività cui si riferiscono. Ne deriva che non si possono escludere i proventi conseguiti quali i diritti d’autore in quanto l’articolo 53, comma 2, lettera b), Tuir.
Domanda – un contribuente che consegue ricavi o compensi al di sopra del limite dei 65mila euro sconta ugualmente la tassazione con imposta sostitutiva al 15% e beneficia di esoneri e semplificazioni amministrative o contabili previste? – Risposta – Il comma 71 dell’articolo 1, L. 190/2014 prevede che il regime forfetario cessa di avere applicazione a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno il requisito di cui al comma 54 ovvero si verifica taluna delle fattispecie indicate al comma 57. Ne deriva che il superamento della soglia reddituale determina la fuoriuscita dall’anno successivo a quello di superamento della soglia stessa.
Domanda – il possesso di una partecipazione di controllo in una Srl che svolge attività riconducibile alla propria, è causa di esclusione dal regime forfettario per l’anno 2019 se la partecipazione viene ceduta prima della fine del 2019? – Risposta – per poter accedere al regime forfettario la partecipazione deve essere ceduta nell’anno precedente a quello di applicazione del regime.
Domanda – se un contribuente applica il regime forfettario dal 2015 e possiede una partecipazione maggioritaria in una Srl non trasparente con attività riconducibile alla propria, perde il regime forfettario dal 1° gennaio 2019? – Risposta – si conferma che il soggetto dal 1° gennaio 2019 non può applicare il regime forfetario.
Domanda – un contribuente che nel 2018 ha applicato il regime semplificato (articolo 18, D.P.R. 600/1973) per opzione avendo realizzato nel 2017 un ammontare di ricavi inferiore al limite stabilito per la applicazione del regime forfettario, può revocare l’opzione e transitare nel regime forfettario per l’anno 2019? – Risposta – confermando quanto detto con la risoluzione n. 64/E/2018 è possibile transitare al regime forfettario senza attendere il decorso di un triennio in quanto sono 2 regimi naturali.
Domanda – gli esercenti attività di impresa che hanno optato per la contabilità ordinaria nel 2017/2018 e che ora hanno i requisiti di accesso per il regime forfettario possono accedervi o devono attendere il decorso del triennio? – Risposta – gli esercenti attività d’impresa che hanno optato per la contabilità ordinaria possono accedere al regime forfetario a partire dal periodo d’imposta 2019 senza attendere il decorso del triennio in ragione di quanto previsto dall’articolo 1, D.P.R. 442/1997 che consente “la variazione dell’opzione e della revoca nel caso di modifica del relativo sistema in conseguenza di nuove disposizioni normative”.
Domanda – un soggetto che ha aperto la partita Iva nel 2018 optando per il regime semplificato (pur avendo i requisiti per il forfettario) può nel 2019 fare ingresso nel regime forfettario? – Risposta – i contribuenti in possesso dei requisiti per accedere al regime forfetario, possono transitare dal regime semplificato al forfetario già a partire dal 2019 in quanto il contribuente passa da un regime naturale ad un altro regime naturale.

Iva
Domanda – ai fini dell’applicazione del regime proprio delle operazioni intracomunitarie è ancora obbligatoria l’iscrizione al Vies? – Risposta – dando seguito a quanto affermato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (tra cui la sentenza del 9 febbraio 2017, causa C-21/16), si ritengono superate le indicazioni di cui alle precedenti circolare n. 39/E/2011 e risoluzione n. 42/E/2012 e quindi l’scrizione al sistema Vies dell’operatore, in assenza di comportamenti fraudolenti, non costituisce una condizione sostanziale per l’applicazione della non imponibilità Iva, se risulta accertato che il predetto operatore è un soggetto passivo, che il bene è stato spedito o trasportato nello Stato membro del cessionario e, infine, che quest’ultimo ha acquisito il potere di disporre del bene dal cedente. Resta inteso che la mancata iscrizione al Vies dell’operatore rappresenta, comunque, una violazione formale.
Domanda – per effetto di quanto previsto dall’articolo 1, comma 1, D.P.R. 100/1998, i contribuenti trimestrali possono esercitare la detrazione, in relazione alle operazioni effettuate in uno qualsiasi dei mesi del trimestre solare (escluso il quarto), a condizione che la fattura pervenga e sia annotata entro il 15 del secondo mese successivo? – Risposta – l’interpretazione è coerente con la ratio della norma. A fronte della possibilità di detrarre l’imposta, restano ferme le eventuali sanzioni legate alla tardiva documentazione delle operazioni sottese.

Pace fiscale
Domanda – con il perfezionamento della definizione delle liti, degli accertamenti o dei pvc si ha l’estinzione dell’obbligazione tributaria, con impossibilità, per le restanti rate, di adottare, richiedere, o proseguire nel contenzioso, in relazione a misure cautelari o espropriative, ad esempio ai sensi dell’articolo 22, D.Lgs. 472/1997? – Risposta – il perfezionamento della definizione agevolata produce un effetto estintivo della pretesa tributaria inerente alle violazioni constatate ovvero accertate e nel caso di definizione della lite pendente anche, come riflesso processuale, l’estinzione del giudizio. Resta inteso che, in caso di inadempimento nei pagamenti delle rate successive alla prima si applicano le disposizioni relative al recupero coattivo delle restanti somme dovute.
Domanda – è definibile la cartella che fa seguito all’avviso bonario? – Risposta – non sono definibili le liti aventi a oggetto i ruoli emessi per imposte e ritenute indicate dai contribuenti e dai sostituti d’imposta nelle dichiarazioni presentate, ma non versate.
Domanda – sono definibili gli atti di recupero del credito di imposta per R&S e per le assunzioni nel mezzogiorno? – Risposta – si, sono definibili in quanto gli atti di recupero dei crediti d’imposta rientrano tra gli atti impositivi.
Domanda – la definizione della lite da parte di un contribuente estende i suoi effetti anche agli eventuali contenziosi pendenti autonomamente intrapresi da responsabili in solido per la medesima pretesa? – Risposta – la definizione perfezionata da uno degli interessati estende i suoi effetti anche sulle altre controversie. L’ufficio, una volta verificata la regolarità della definizione, avrà cura di chiedere la cessazione della materia del contendere anche in ordine alle altre controversie instaurate dai coobbligati ed aventi ad oggetto lo stesso atto.
Domanda – quali sono gli effetti della definizione della lite da parte della società di persona o della società di capitali a ristretta base azionaria nei confronti dei soci cui è stato rispettivamente accertato un maggior reddito pro capite ovvero la percezione di utili non dichiarati? – Risposta – non è definibile l’accertamento che si limiti a rettificare in aumento il reddito imputabile pro quota ai soci in quanto non è individuabile il valore sul quale calcolare gli importi dovuti per la definizione. Come chiarito con la circolare n. 48/E/2011, § 4.15, sebbene l’atto di accertamento impugnato dalla società contenga l’indicazione dell’ammontare del reddito o del maggior reddito da imputare per trasparenza ai soci, lo stesso non reca la quantificazione né delle imposte né delle sanzioni dovute dai medesimi soci. Ne deriva che la definizione della lite da parte della società, limitatamente alle sole imposte accertate nell’atto e di competenza della medesima, non esplica efficacia nei confronti dei soci, con riguardo ai redditi di partecipazione accertati in capo a questi ultimi. I soci possono definire autonomamente le controversie aventi ad oggetto gli atti che recano l’accertamento del maggior reddito nei loro confronti.
Domanda – per definire la lite con il pagamento del 90% delle maggiori imposte pretese, è sufficiente aver notificato all’Agenzia delle entrate il ricorso di primo grado al 24 ottobre 2018 o necessita, invece, l’iscrizione a ruolo in CTP alla medesima data? – Risposta – ai fini della definizione agevolata è necessaria la costituzione in giudizio del ricorrente, ai sensi dell’articolo 22, D.Lgs. 546/1992, alla data di entrata in vigore del decreto, ossia è necessario che il ricorso sia stato già depositato o trasmesso alla segreteria della CTP alla data del 24 ottobre 2018.
Domanda – quali circostanze sono richieste per la definizione della lite con il pagamento del 5% in caso di vittoria primo e secondo grado? – Risposta – la definizione agevolata tramite il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia richiede – oltre alla soccombenza dell’Agenzia delle entrate in tutti i precedenti gradi di giudizio – la notificazione del ricorso per cassazione al contribuente entro la data di entrata in vigore della legge di conversione, vale a dire entro il 19 dicembre 2018.
Domanda – Qual è l’importo per la definizione della lite nel caso di un contribuente vittorioso in primo e secondo grado se, a seguito del ricorso per Cassazione dell’Agenzia delle entrate, la Suprema Corte ha cassato con rinvio la sentenza della CTR in data 10 novembre 2018 (quindi entro la data di conversione del decreto)? – Risposta – il contribuente può, ai sensi dell’articolo 6, comma 2, lettera b), D.L. 119/2018, definire la controversia con il pagamento del 15% del relativo valore. Il momento rilevante al fine di individuare l’importo dovuto coincide, infatti, con la data di entrata in vigore del D.L. 119/2018, ossia con il 24 ottobre 2018, data alla quale la controversia era interessata da sentenza di CTR sfavorevole all’ufficio.
Domanda – Qual è l’importo da considerare ai fini della definizione nel caso in cui in sede di costituzione in giudizio in primo o in secondo grado l’ufficio ha ritenuto di annullare in parte l’iniziale pretesa contestata nell’accertamento facendone espressa menzione nelle controdeduzioni? E se parte della sentenza di primo o di secondo grado è divenuta definitiva per mancata impugnazione dell’ufficio e quindi su quella specifica questione non è più pendente alcuna lite (che si è ristretta alle sole vicende oggetto di impugnazione)? – Risposta – per la determinazione dell’effettivo valore della controversia vanno esclusi gli importi che eventualmente non formano oggetto della materia del contendere, in particolare in caso di contestazione parziale dell’atto impugnato, di giudicato interno o di parziale annullamento in autotutela dell’atto impugnato (cfr. circolare n. 22/E/2017, § 4).
Domanda –tra le sanzioni collegate al tributo rientrano anche quelle irrogate a un terzo in concorso con una società e calcolate sulla base dell’imposta evasa da quest’ultima ove detta imposta sia stata successivamente versata in acquiescenza, attraverso istituti deflativi o pace fiscale? – Risposta – le sanzioni irrogate a un terzo – quale l’amministratore di fatto – in concorso con la società, calcolate sulla base dell’imposta evasa dalla società stessa, rientrano tra le sanzioni collegate al tributo. Ne deriva che se il rapporto relativo al tributo è stato definito con il pagamento del tributo stesso, la lite instaurata dal terzo può definirsi senza versare alcun importo (cfr. circolare n. 23/E/2017, § 5.4.).
Domanda – nel caso di sentenza di secondo grado o di rinvio della Corte di Cassazione depositata dopo il 24 ottobre 2018, per la definizione della lite pendente occorre considerare la situazione processuale a tale data o quella sopraggiunta? – Risposta – ai sensi dell’articolo 6, comma 2, D.L. 119/2018, occorre fare riferimento alla situazione processuale alla data del 24 ottobre 2018.
Domanda – qual è il calcolo corretto della scadenza del nuovo termine di impugnazione in caso di sospensione per 9 mesi dei termini prevista dall’articolo 6, D.L. 119/2018? – Risposta – la durata della sospensione dei termini di impugnazione è predeterminata in 9 mesi, che si aggiungono al termine di scadenza calcolato secondo le ordinarie regole processuali, ivi incluse quelle relative al periodo – dal 1° al 31 agosto – di sospensione feriale. Quindi, bisogna individuare in via preventiva la scadenza naturale del termine di impugnazione, comprensiva dell’eventuale sospensione feriale, e poi sommare i 9 mesi, con la precisazione che la durata della sospensione di cui al predetto comma 11 resta comunque pari a 9 mesi, anche nei casi in cui essa si sovrapponga al periodo di sospensione feriale dei termini.
Domanda – la definizione delle liti pendenti o degli accertamenti fa decadere l’eventuale misura cautelare (ex articolo 22, D.Lgs. 472/1997) già concessa dal Presidente della CTP o soltanto richiesta? – Risposta – il regolare perfezionamento della definizione agevolata produce un effetto estintivo della pretesa tributaria inerente alle violazioni constatate ovvero accertate e, nel caso di definizione della lite pendente, produce altresì, come riflesso processuale, l’estinzione del giudizio. Si tratta di effetti ai quali consegue il venir meno dell’efficacia di precedenti misure cautelari o esecutive, sempreché non siano riferite anche ad altre violazioni non oggetto della definizione agevolata. Resta inteso che, in caso di inadempimento nei pagamenti delle rate successive alla prima si applicano le disposizioni relative al recupero coattivo delle restanti somme dovute.
Domanda – qual è l’importo da versare nel caso in cui al 24 ottobre 2018 esiste una sentenza favorevole di primo grado, mentre alla data di presentazione della domanda esiste una di secondo grado sfavorevole? – Risposta – il quantum dovuto dipende dalla situazione processuale esistente alla data di entrata in vigore del decreto (24 ottobre 2018), senza prendere in considerazione quella relativa al momento di presentazione della domanda di definizione agevolata, che va presentata entro il 31 maggio 2019. Pertanto, l’importo dovuto per la definizione è pari al 40% del valore della controversia.
Domanda –in presenza di pvc relativo a più periodi d’imposta è possibile definire le violazioni relative anche soltanto a un singolo periodo d’imposta?- Risposta – ai sensi dell’articolo 1, D.L. 119/2018 il contribuente può decidere se avvalersi della definizione agevolata per uno solo o per più periodi d’imposta oggetto del pvc ma non può scegliere all’interno dello stesso periodo d’imposta quali rilievi constatati definire. Per il periodo di imposta che si intende definire il contribuente presenta la relativa dichiarazione o, nei casi di autonoma dichiarazione, più dichiarazioni per lo stesso periodo.
Domanda – la notifica di un atto di accertamento, relativo a una sola annualità, derivante da un pvc che contempla violazioni per più periodi d’imposta, entro il 24 ottobre 2018 è ostativa alla definizione della singola annualità oggetto di accertamento e quindi il contribuente può procedere alla definizione per le altre annualità? – Risposta – qualora l’atto riguardi soltanto alcuni periodi d’imposta o alcuni tributi oggetto del pvc, il contribuente può avvalersi della definizione agevolata in relazione alle residue violazioni constatate riferite ai restanti periodi d’imposta e agli altri tributi.
Domanda – quali sono gli effetti della presentazione di una istanza di accertamento con adesione ex articolo 6, D.Lgs. 218/1997 sulla sanatoria ex articolo 1, D.L. 119/2018? – Risposta – la definizione agevolata è consentita anche al contribuente che ha ricevuto, dopo il 24 ottobre 2018, la notifica di un avviso di accertamento, anche se successivamente oggetto di istanza di accertamento con adesione ai sensi dell’articolo 6, comma 2, D.Lgs. 218/1997 o di impugnazione, oppure la notifica di un invito al contraddittorio di cui all’articolo 5, comma 1, D.Lgs. 218/1997, a condizione che tali procedimenti non si siano nel frattempo conclusi con altre forme di definizione agevolata o con sentenza passata in giudicato. Inoltre, la presentazione di una istanza di accertamento con adesione ai sensi dell’articolo 6, comma 1, D.Lgs. 218/1997, o di memorie ex articolo 12, L. 212/2000, non preclude la possibilità di accedere alla definizione agevolata, indipendentemente dalla data di presentazione delle stesse.
Domanda – quali sono gli avvisi di liquidazione definibili ai fini dell’imposta di registro? – Risposta – ai fini della individuazione degli atti definibili in via agevolata in materia di imposta di registro e di successione valgono le indicazioni fornite con la circolare n. 17/E/2016 che, al § 2.2, precisa che tra gli atti per i quali trova applicazione il trattamento agevolativo previsto dall’articolo 15, D.Lgs. 218/1997 rientrano:
– gli avvisi di rettifica e liquidazione dell’imposta di successione in caso di omessa o di infedele dichiarazione emessi ai sensi degli articoli 50 e 51, D.Lgs. 346/1990;
– gli avvisi di rettifica e liquidazione dell’imposta di registro per insufficiente dichiarazione di valore o per occultamento del corrispettivo emessi ai sensi degli articoli 71 e 72, D.P.R. 131/1986;
– gli avvisi di liquidazione dell’imposta di registro emessi a seguito di decadenza dalle agevolazioni prima casa emessi ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. 131/1986, nei quali sono ricompresi, anche:
1. l’atto, ai sensi dell’articolo 20, D.P.R. 601/1973, di recupero nei confronti del mutuatario l’imposta sostitutiva in caso di perdita dei benefici connessi al finanziamento erogato per l’acquisto della prima casa di abitazione (e delle relative pertinenze);
2. l’atto di recupero delle imposte ipotecarie e catastali connesse all’imposta di successione versate in misura fissa in sede di presentazione della dichiarazione di successione;
3. gli avvisi di liquidazione dell’imposta di registro a seguito di decadenza dalle agevolazioni piccola proprietà contadina emessi ai sensi dell’articolo 2, comma 4-bis, D.L. 194/2009.
Domanda – una società in liquidazione che ha proceduto alla chiusura dei conti correnti bancari, come può effettuare i pagamenti per accedere alla definizione agevolata ex articolo 2, D.L. 119/2018, tenuto presente che non occorre presentare alcuna istanza di accesso? Possono essere eseguiti dai conti personali degli amministratori o dei soci? – Risposta – i chiarimenti forniti con la circolare n. 27/E/2014, in relazione al caso di un contribuente in possesso di partita Iva sprovvisto di conto corrente, possono essere estesi all’ipotesi di società in liquidazione e quindi si potrà procedere alternativamente:
– invio telematico del modello F24 tramite di un intermediario abilitato ai sensi dell’articolo 3, comma 3, D.P.R. 322/1998, disponibile all’addebito del pagamento sul proprio conto corrente, avvalendosi del servizio “F24 addebito unico” di cui al provvedimento direttoriale protocollo n. 101553 del 21 giugno 2007;
– invio telematico tramite intermediari della riscossione (banche, Poste, altri prestatori di servizi di pagamento) che consentono la presentazione del modello F24 con modalità telematiche anche a soggetti non titolari di conto corrente;
– presentazione del modello F24 cartaceo.
Domanda – la presentazione dell’istanza di definizione agevolata (rottamazione ter) comporta la sospensione anche delle procedure di pignoramento presso terzi in corso? – Risposta – ai sensi dell’articolo 3, comma 10, lettere d) ed e), D.L. 119/2018, a seguito della presentazione della dichiarazione di adesione alla c.d. “rottamazione ter”, per i carichi definibili non possono essere avviate nuove procedure esecutive e non possono essere proseguite le procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo. Ne deriva che, per effetto della presentazione della dichiarazione di adesione, anche le procedure di pignoramento presso terzi non possono proseguire.
Domanda – in caso di decadenza e riammissione alla c.d. rottamazione ter, come vengono imputate le somme già pagate nel corso della precedente definizione agevolata? Saranno imputate alla sorte capitale e quindi computate per intero in diminuzione del costo della rottamazione ter? – Risposta – ove siano state pagate soltanto alcune delle rate previste, i relativi versamenti sono stati imputati secondo il piano dei pagamenti a suo tempo comunicato dall’agente della riscossione, in conformità alla scelta effettuata dal debitore in sede di dichiarazione di adesione.

Reati tributari
Domanda – i rilievi in materia di prezzi di trasferimento intercompany, anche per contestazioni di importi che supererebbero formalmente le soglie di rilevanza penale, configurano ipotesi di reato (dichiarazione infedele)? – Risposta – considerata la vigente configurazione dell’articolo 4, D.Lgs. 74/2000 e le cause di non punibilità ivi previste, oggi è molto più difficile ipotizzare che un rilievo in materia di transfer pricing possa dar luogo a una denuncia per il delitto di infedele dichiarazione; tuttavia, non si può escludere che comportamenti particolarmente gravi del contribuente possano integrare il più grave delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici punito dall’articolo 3, D.Lgs. 74/2000.

Reddito di impresa
Domanda – la detassazione degli utili reinvestiti è cumulabile con l’iper ammortamento quando hanno a oggetto gli stessi investimenti? – Risposta – si ritiene che uno stesso investimento possa ordinariamente essere oggetto di entrambe le misure in questione, fermo restando che il cumulo non può essere superiore al costo sostenuto per l’investimento.
Domanda – i limiti introdotti dal nuovo regime dell’iper ammortamento tengono in considerazione anche gli investimenti già agevolati con il regime in vigore fino al 2018? – Risposta – i limiti introdotti dal nuovo regime dell’iper ammortamento, relativi agli investimenti complessivi ai quali sono commisurate le diverse percentuali di maggiorazione, riguardano solo i “nuovi” investimenti. Va da sé che gli investimenti per i quali entro la data del 31 dicembre 2018 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20%, rientrano nella “vecchia” normativa e, di conseguenza, oltre a essere agevolabili nella misura del 150%, non rientrano nel computo degli investimenti complessivi rilevanti ai fini della determinazione delle percentuali di maggiorazione applicabili ai sensi della nuova normativa.
Domanda – qual è il corretto perimetro di applicazione dell’articolo 12, D.lgs. 142/2018, in presenza di holding che possiede solo partecipazioni in una subholding, la quale a sua volta detiene in prevalenza partecipazioni in società industriali e commerciali? – Risposta – il nuovo articolo 162-bis, Tuir, definisce la nozione di “intermediari finanziari” ai fini Ires e Irap chiarendo quando una holding di partecipazioni abbia i requisiti per essere considerata tale, avuto riguardo alla composizione delle partecipazioni detenute. Le prescrizioni “al primo livello” della catena societaria non possono non valere per i successivi livelli e, quindi, per verificare se la holding che possiede solo partecipazioni in una subholding sia un intermediario finanziario sarà necessario guardare alla composizione delle partecipazioni detenute dalla subholding.
Domanda – in tema di iper ammortamento la restituzione dell’agevolazione scatta sempre o solo per le cessioni all’estero? E in caso di cessione d’azienda o di ramo d’azienda? – Risposta – il recupero dell’iper ammortamento previsto dall’articolo 7, comma 2, D.L. 87/2018, si applica a tutte le cessioni dei beni agevolati, indipendentemente dal fatto che queste siano effettuate verso l’Italia o verso l’estero oltreché alle destinazioni a strutture produttive situate all’estero. In caso di cessione d’azienda o di ramo d’azienda, il mutamento della titolarità di un’azienda (o di un ramo d’azienda) che contiene uno o più beni agevolati non comporta il venir meno dell’iper ammortamento, la cui fruizione continuerà, in capo all’avente causa, secondo le regole, i costi e la dinamica temporale originariamente determinati in capo al dante causa, indipendentemente dal sopravvenuto cambiamento della proprietà del complesso aziendale.
Domanda – la scomposizione del costo di acquisto di un immobile e dell’area, attribuendo a quest’ultima il 30% (fabbricati industriali) e il 20% (altri fabbricati) del costo di acquisto, in base alla derivazione rafforzata (articolo 83, Tuir), dovrebbe comportare di determinare il valore del terreno in base a perizia? – Risposta – il riferimento alle percentuali del 20 o 30% – nel caso in cui il relativo valore sia maggiore di quello esposto in bilancio – continua a trovare applicazione anche a seguito delle modifiche introdotte all’articolo 83, Tuir in materia di derivazione rafforzata. L’articolo 2, comma 2, D.M. 1° aprile 2009 – richiamato per i soggetti Oic dal D.M. 3 agosto 2017 – stabilisce che si applicano le disposizioni del Capo II, Sezione I, Tuir che prevedono, tra l’altro, limiti quantitativi alla deduzione di componenti negativi o la loro esclusione. Il predetto comma 7 dell’articolo 36, pur non essendo inserito nelle norme del Tuir, prevede dei limiti quantitativi che assumono rilevanza nel caso in cui la loro applicazione determini un valore maggiore rispetto a quello rinvenibile in bilancio. Di conseguenza, per ragioni di coerenza sistematica con i limiti previsti nelle disposizioni normative del Tuir, deve ritenersi che le limitazioni previste dal predetto comma 7 continuino a trovare applicazione al pari dei limiti previsti nelle norme del Tuir.
Domanda – se si è confermato un ordine per un investimento «Industria 4.0» entro il 31 dicembre 2018, con pagamento dell’acconto del 20% e, a consuntivo, il corrispettivo risulti superiore a quello contrattuale, l’eccedenza non coperta dall’acconto 20% può usufruire del nuovo iper ammortamento con maggiorazione “a scaglioni”? – Risposta – nei casi in cui l’acconto corrisposto dovesse rivelarsi ex post inferiore al limite minimo previsto dalla norma (20%), l’investitore non perde la possibilità di accedere all’estensione temporale al 31 dicembre 2019. Tuttavia, in tale ipotesi, la modifica intervenuta nel costo del bene imporrà un separato calcolo dell’agevolazione: il costo originario pattuito al 31 dicembre 2018 sarà assoggettato alla disciplina prevista dall’articolo 1, comma 30, L. 205/2017; il costo eccedente sarà agevolabile secondo la disciplina prevista dall’articolo 1, comma 60, L. 145/2018.
Domanda – le limitazioni previste dal regime transitorio in relazione all’utilizzo delle perdite prodotte negli anni 2017, 2018 e 2019 dalle imprese in contabilità semplificata si applicano anche se l’impresa abbia successivamente adottato la contabilità ordinaria? – Risposta – la limitazione prevista dalla disposizione normativa intende colpire l’ammontare delle perdite maturate nel 2017 dalle imprese in contabilità semplificata per effetto delle modifiche all’articolo 66, Tuir e, quindi, opera indipendentemente dall’eventuale e successiva opzione per il regime di contabilità ordinaria.
Domanda – il passaggio dalla contabilità ordinaria in precedenza tenuta per opzione a quella semplificata è soggetto o meno al vincolo triennale pur se in presenza di apposita opzione Irap da parte del contribuente? – Risposta – Il passaggio dalla contabilità ordinaria, scelta per opzione, alla contabilità semplificata è sempre subordinato al vincolo di permanenza triennale che, tuttavia, può venire meno in presenza di nuove disposizioni normative.
Domanda – può una società che svolge sia attività agricola sia commerciale rientrare nello speciale regime previsto dall’articolo 1, comma 1093, L. 296/2006 se cede l’attività commerciale a una società del gruppo? – Risposta – nel caso in cui la società trasferisca il ramo d’azienda riferibile all’attività commerciale a una società del gruppo da essa non partecipata, limitandosi ad esercitare la sola attività agricola, l’opzione per il regime di tassazione catastale può essere esercitata a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui si è realizzata la cessione del ramo commerciale.
Domanda – per l’applicazione dell’articolo 96, Tuir è corretto, nel caso di «microimprese» che determinano il reddito imponibile Ires secondo il principio della derivazione giuridica semplice, considerare la completa irrilevanza fiscale degli eventuali interessi calcolati in applicazione facoltativa del costo ammortizzato? – Risposta – considerato che il criterio del costo ammortizzato non assume rilevanza fiscale per le micro imprese, ai sensi dell’articolo 13-bis, D.L. 244/2016, i relativi interessi passivi risultanti in bilancio non sono qualificati e classificati come tali in ambito fiscale; di conseguenza, gli stessi – non essendo interessi da un punto di vista fiscale – non rientrano nella disciplina di cui all’articolo 96, Tuir.
Domanda – le modifiche apportate con il nuovo comma 3 dell’articolo 96, Tuir sulla componente finanziaria implicita contenuta in contratti diversi da quelli con causa finanziaria assumono rilevanza solo se contabilmente espressa? – Risposta – il nuovo articolo 96, Tuir, si applica agli interessi passivi e agli interessi attivi qualificati come tali dai principi contabili adottati dall’impresa, e per i quali tale qualificazione è confermata dalle disposizioni emanate, tra l’altro, in attuazione dell’articolo 13-bis, comma 11, D.L. 244/2016. Ne deriva che l’articolo 96, Tuir, non trova applicazione nel caso in cui, sulla base della corretta applicazione dei principi contabili, non emergono in bilancio interessi passivi.

Registro
Domanda – in un giudizio civile in caso di soccombenza di un’Amministrazione dello Stato con condanna alle spese di lite a favore della parte privata attrice, la registrazione della sentenza avviene mediante l’istituto della prenotazione a debito? –Risposta – si, pertanto, per gli atti dell’Autorità giudiziaria in cui un’Amministrazione dello Stato è parte soccombente, con condanna alle spese di lite, il cancelliere, che è obbligato a richiedere la registrazione degli atti giudiziari in base all’articolo 10, comma 1, lettera c), D.P.R. 131/1986, richiede al competente ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate di procedere alla registrazione della sentenza mediante l’istituto della prenotazione a debito.
Domanda – in caso di compensazione delle spese di lite in un giudizio in cui è parte un’Amministrazione dello Stato, a chi spetta il pagamento dell’imposta per la registrazione della sentenza, e in quale misura? – Risposta – in un giudizio in cui è parte un’Amministrazione dello Stato, se il giudice dispone la compensazione delle spese di lite, il cancelliere richiede la registrazione della sentenza con la prenotazione a debito per la metà o per la quota di compensazione dell’imposta di registro. L’ufficio dell’Agenzia delle entrate registra la sentenza, ma alla parte privata spetta il pagamento della propria quota di imposta di registro. Se la parte privata non ha effettuato spontaneamente il versamento di tale quota, l’ufficio notifica l’avviso di liquidazione con la relativa richiesta di pagamento.
Domanda – come deve comportarsi il privato cui viene notificato un avviso di liquidazione dell’intera imposta di registro di una sentenza resa all’esito di un giudizio in cui l’altra parte che è risultata soccombente con condanna totale alla refusione delle spese è una Amministrazione dello Stato? – Risposta – il privato dovrà presentare all’ufficio dell’Agenzia che ha emesso l’avviso di liquidazione apposita istanza di autotutela per l’annullamento del suddetto avviso.

Riscossione
Domanda – in caso di lieve inadempimento nel pagamento della prima rata o della totalità delle somme nella dilazione degli avvisi bonari, la definizione nonché la dilazione vengono disconosciute in presenza dei limiti quantitativi, e non solo temporali? – Risposta – l’articolo 15-ter, comma 3, D.P.R. 602/1973 le ipotesi di lieve inadempimento sono il tardivo pagamento delle somme dovute (ovvero della prima rata) entro 7 giorni dalla scadenza e il carente pagamento delle somme dovute (ovvero di una rata) per una frazione non superiore al 3% e, in ogni caso, a 10.000 euro. Ai sensi del successivo comma 6, non si procede all’iscrizione a ruolo nel caso in cui il contribuente provveda spontaneamente a regolarizzare gli inadempimenti commessi avvalendosi dell’istituto del ravvedimento di cui all’articolo 13, D.Lgs. 472/1997, entro 90 giorni dalla scadenza ovvero entro il termine di pagamento della rata successiva.

Saldo – stralcio
Domanda – possono fruire dello stralcio anche i debiti oggetto di avvisi bonari? – Risposta – il testo normativo, riferendosi precipuamente ai debiti risultanti dai carichi affidati all’Agente della riscossione, esclude dall’istituto agevolativo le somme contenute in atti non (ancora) oggetto di affidamento.
Domanda – quali sono i tributi interessati dallo stralcio? Possono essere “rottamati” eventuali tributi sostitutivi liquidati in sede di controllo delle dichiarazioni annuali? – Risposta l’istituto agevolativo si applica a tutti i debiti di natura tributaria che scaturiscono dall’attività di liquidazione di cui all’articolo 36-bis, D.P.R. 600/1973, e all’articolo 54-bis, D.P.R. 633/1972, comprese le ipotesi di omesso versamento delle imposte sostitutive risultanti dalle dichiarazioni annuali.

Welfare aziendale
Domanda –il documento attestante la spesa che si chiede a rimborso in base all’articolo 51, comma 2, lettera f-bis), Tuir, deve essere intestata al dipendente e/o all’avente diritto oppure può essere intestata in alternativa ad altro soggetto? – Risposta – è necessario che nella documentazione comprovante l’utilizzo delle somme venga indicato il soggetto che ha fruito del servizio o della prestazione e la tipologia di servizio o prestazione erogato per verificare che l’utilizzo delle somme sia coerente con le finalità indicate dalla norma. La documentazione deve essere acquisita e conservata dal datore di lavoro ai fini della deducibilità dei costi.
Domanda – i pagamenti non riconducibili direttamente al dipendente (in quanto effettuati per il tramite di contanti, carte elettroniche, fatture con addebito automatico) possono formare oggetto di rimborso che non concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente? – Risposta – non essendo prevista una specifica modalità da seguire, si ritiene che la non concorrenza al reddito di lavoro dipendente possa essere riconosciuta anche per i rimborsi di pagamenti effettuati con modalità che non consentono di ricondurre la spesa direttamente al dipendente, fermo restando che dalla documentazione attestante la spesa venga indicato il soggetto che ha fruito del servizio o della prestazione e la tipologia di servizio o prestazione erogato, al fine di verificare che l’utilizzo delle somme sia coerente con le finalità indicate dalla norma.
Domanda – possono essere richiesti a rimborso in base all’articolo 51, comma 2, lettera f-bis), Tuir le spese d’istruzione che non danno diritto a detrazione? Il rimborso dei libri di testo deve riguardare corsi d’istruzione per i quali è prevista la detrazione d’imposta? – Risposta – l’articolo 51, comma 2, lettera f-bis), Tuir, presenta una formulazione piuttosto ampia, tale da ricomprendere tutte le prestazioni comunque riconducibili alle finalità educative e di istruzione, indipendentemente dalla tipologia di struttura (di natura pubblica o privata) che li eroga e a prescindere dalla sussistenza dei requisiti previsti dall’articolo 15, Tuir per poter fruire della detrazione delle spese di istruzione. Possono, dunque, farsi rientrare nel novero della lettera f-bis le prestazioni rese dalle scuole non paritarie, essendo comunque le stesse dirette all’assolvimento dell’obbligo di istruzione, ancorché tali scuole non siano abilitate al rilascio di titoli di studio aventi valore legale né attestati intermedi o finali con valore di certificazione legale. Rientrano nell’ambito di applicazione della norma in argomento anche i rimborsi delle spese sostenute per l’acquisto di libri di testo sempreché correlati a finalità educative e di istruzione.
Domanda – vi deve essere corrispondenza tra il numero tessera dell’abbonamento con le ricevute di pagamento? – Risposta – con riferimento alla documentazione da conservare ai fini dell’applicazione della predetta previsione si ritengono validi i chiarimenti formulati con la circolare n. 5/E/2018. Nel caso di titoli nominativi, sul titolo di viaggio nominativo devono essere indicate la durata dell’abbonamento e la spesa sostenuta, mentre in caso di emissione o ricarica del titolo di viaggio realizzato in formato elettronico è necessario disporre di documentazione certificativa che contenga le indicazioni essenziali a qualificare il titolo di viaggio nonché ogni altra informazione utile ad individuare il servizio reso. I requisiti sono soddisfatti anche nel caso in cui detta documentazione, pur non contenendo alcun riferimento esplicito al nominativo dell’avente diritto, sia comunque a lui riconducibile in modo univoco, ad esempio perché contenente il numero identificativo dell’abbonamento allo stesso intestato.
Per i titoli di viaggio non nominativi, il titolo di viaggio andrà conservato e accompagnato da una autocertificazione effettuata nei modi e nei termini previsti dalla legge (dichiarazione sostitutiva di atto notorio di cui all’articolo 47, D.P.R. 445/2000, la cui sottoscrizione può non essere autenticata se accompagnata da copia fotostatica del documento di identità del sottoscrittore) – resa dal dipendente, in cui si attesta che il titolo di viaggio è stato acquistato per se stesso o per un suo familiare a carico, di cui all’articolo 12, Tuir. L’autocertificazione dovrà essere acquisita e conservata dal datore di lavoro ai fini della deducibilità dei costi.
Domanda – sono, ai sensi dell’articolo 51, comma 2, lettera f-quater), Tuir, rimborsabili le spese sostenute per l’assistenza svolta da un medico psicologo a favore di un familiare non autosufficiente (riconoscimento in base alla L. 104/1992)? – Risposta – possono ricomprendersi tra le spese rimborsabili ai sensi della norma in commento anche le prestazioni rese dallo psicologo, purché rivolte nei confronti di familiari anziani o non autosufficienti come individuati nelle circolari n. 2/E/2005 e n. 28/E/2016.

Tributi locali – Icp
Domanda – in ragione di quanto previsto dall’articolo 1, comma 919, L. 145/2018:
– il diritto sulle pubbliche affissioni può essere aumentato per le superfici superiori al mq.?
– l’aumento del 50% delle tariffe base può essere disposto anche per la pubblicità che non viene quantificata al mq.?
Risposta –gli aumenti tariffari, introdotti a partire dal 1° gennaio 2019, sono senz’altro applicabili anche al diritto sulle pubbliche affissioni. Ne deriva che il limite del mq. deve essere preso in considerazione anche per il diritto sulle pubbliche affissioni. Non essendo la tariffa parametrata al mq. di superficie espositiva, ma al «foglio di dimensione fino a cm. 70 x 100», si dovrà effettuare la conversione della misura dei fogli di cui si compone il manifesto in mq., corrispondente a 0,7 mq.. al contrario, la maggiorazione non è applicabile alle fattispecie pubblicitarie per le quali non è previsto il riferimento al limite dimensionale del metro quadrato.
Domanda – Il comma 917 della legge di bilancio 2019 consente ai Comuni che hanno aumentato le tariffe Icp e affissioni di rimborsare la maggiorazione in forma rateale entro 5 anni dalla data in cui la richiesta del contribuente è divenuta definitiva. Cosa si intende per richiesta «definitiva»? – Risposta – Nel caso in cui il comune concordi con la richiesta di rimborso presentata dal contribuente, la stessa può ritenersi definitiva e quindi il comune provvede al rimborso entro 180 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, oppure in forma rateale entro 5 anni, come previsto dal comma 917 dell’articolo 1 della L. 145/2018. Se, invece, il contribuente impugna, entro 60 giorni, il diniego esplicito dell’ente locale ovvero, dopo 90 giorni dalla presentazione dell’istanza di rimborso, il rifiuto tacito, la definitività del diritto al rimborso nascerà con il passaggio in giudicato della sentenza a suo favore.
Domanda – Relativamente ai Comuni che nel corso degli anni hanno aumentato le tariffe base dell’Icp, si chiede con quali modalità devono effettuare l’attività di accertamento per le annualità pregresse (2013-2018), in particolare se gli avvisi per omesso pagamento Icp possono già riportare le tariffe base del 2001. – Risposta – il quesito sembrerebbe riferirsi al D.P.C.M. 16 febbraio 2001 con il quale è stata rideterminata, con decorrenza dal 1° marzo 2001, unicamente la tariffa per la pubblicità ordinaria di cui all’articolo 12, D.Lgs. 507/1993. Detta tariffa non si applicava automaticamente ma doveva essere oggetto di un apposito recepimento da parte dei comuni. Pertanto, ai fini dell’accertamento per le annualità pregresse, si deve tenere conto delle tariffe deliberate e applicabili in ciascun comune per gli anni oggetto di accertamento, senza tenere conto della maggiorazione di cui all’articolo 11, comma 10, L. 449/1997.

Tributi locali – Imu
Domanda –La Corte di cassazione con sentenza n. 2901/2017 ha sostenuto che gli effetti dell’attribuzione della qualifica di edificabilità decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione dello strumento urbanistico generale. Tanto, in ragione del fatto che l’articolo 5, D.Lgs. 504/1992, individua come base imponibile il valore di mercato esistente al primo gennaio di ciascun anno. Pertanto, se il Prg è stato adottato ad esempio nel corso del 2018, poiché al primo gennaio 2018 l’area non era considerata edificabile, non potrebbe applicarsi il suddetto criterio di determinazione della base imponibile e pertanto la stessa sarà considerata edificabile solo a partire dal 2019. Si asserisce altresì che l’Ici (e quindi l’Imu) non sarebbe un’imposta frazionabile ad anno salve le eccezioni tassativamente previste nella legge. Poiché una simile affermazione contrasta tra l’altro con le istruzioni ministeriali alla compilazione del modello di dichiarazione Imu, si chiede di sapere se le stesse devono ritenersi revocate in ragione del suddetto pronunciamento della Suprema corte. – Risposta – Non si ritiene che le istruzioni ministeriali per la compilazione della dichiarazione Imu siano in contrasto con la sentenza della Corte di Cassazione n. 2901/2017. L’articolo 5, comma 5, D.Lgs. 504/1992 prevede che “Per le aree fabbricabili, il valore è costituito da quello venale in comune commercio al 1° gennaio dell’anno di imposizione, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all’indice di edificabilità, alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche”. Ad avviso dei redattori della richiamata sentenza, il Legislatore, adottando tale criterio specifico per la determinazione della base imponibile del tributo, ha ritenuto di non dover applicare il principio della frazionabilità dello stesso. Ciò premesso, si fa presente che le istruzioni ministeriali alla compilazione del modello di dichiarazione Imu nel punto 2.2, dedicato al “Valore delle aree fabbricabili”, appaiono in linea con il comma 5 dell’articolo 5, D.Lgs. 504/1992, in quanto non affermano il principio di frazionabilità dell’imposta relativa ad un anno, ma si limitano a riprendere il contenuto della disposizione in argomento. Le istruzioni Imu non ostano, quindi, a una compilazione del modello che sia coerente con l’interpretazione affermata dalla Corte di Cassazione.

Tributi locali – Tari
Domanda – Si chiede se per gli enti che adottano la tariffa corrispettiva di cui all’articolo 1, comma 668, della L. 147/2013, continua ad applicarsi il tributo provinciale di cui all’articolo 19, D.Lgs. 504/1992, da applicarsi nella percentuale deliberata dalla provincia sul totale della tariffa corrispettiva dovuta dall’utente. Sul punto, si rammenta che la Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 17113/2017, ha ritenuto che le controversie che attengono il tributo provinciale, anche se applicate come maggiorazione della Tia 2 – entrata di natura corrispettiva, così come chiarito dall’articolo 14, comma 33, D.L. 78/2010 – rimangono di competenza del giudice tributario. La Suprema corte precisa che “né è idonea a snaturarne la natura di tributo il mero collegamento quantitativo e percentuale con la Tia2 che, ancorché abbia natura privatistica non comporta la modifica della natura della relativa addizionale regionale, fungendo solo da parametro per la quantificazione di tale prestazioni che ha natura di tributo a favore delle Province”. Coerentemente con tale principio di diritto, si dovrebbe ritenere che il tributo provinciale in questione continua ad applicarsi anche alla Tari corrispettivo di cui al comma 668 citato. Si chiede conferma dell’interpretazione proposta. – Risposta – Come affermato dalla sentenza della Corte di cassazione indicata nel quesito, il tributo provinciale per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene ambientale (Tefa) rappresenta il sistema di reperimento della provvista necessaria alle province per “l’esercizio di utilità generale di funzioni di interesse pubblico”. Pertanto, l’applicazione del Tefa prescinde da un suo collegamento a un tributo oppure a un corrispettivo. D’altronde, una conferma di tale conclusione si ricava dalla stessa sentenza, laddove in riferimento alla Tia2 si afferma, come già riportato nel quesito, che “non è idonea a snaturarne la natura di tributo il mero collegamento quantitativo e percentuale con la Tia2 che, ancorché abbia natura privatistica, non comporta la modifica della natura” del Tefa, “fungendo solo da parametro per la quantificazione di tale prestazione che ha natura di tributo a favore delle Province”. Si deve anche rilevare che se l’applicazione del Tefa dipendesse dal tipo di prelievo deliberato dall’ente locale, si verificherebbe non solo un’ingiustificata disparità di trattamento tra i contribuenti assoggettati alla Tari-tributo e gli utenti soggetti alla Tari-corrispettivo, ma anche una diversa possibilità da parte delle Province di svolgere un servizio, che sarebbe compromesso per carenza di risorse disponibili nel caso in cui i Comuni avessero optato per il regime corrispettivo.
Domanda – Per i Comuni che adottano la tariffa corrispettiva di cui all’articolo 1, comma 668, della legge 147/2013, si pone il problema delle quote inesigibili accertate in via definitiva con rifermento alla Tari tributo. In particolare, si chiede se le quote inesigibili accertate in via definitiva, ovvero dopo che siano trascorsi sei mesi dalla notifica dell’ingiunzione di pagamento o della cartella, possano essere imputate, come componente di costo, al piano economico finanziario della Tari corrispettivo, similmente a quanto previsto per gli inesigibili Tia 1, Tia 2 e Tares dall’articolo 1, comma 654-bis, L. 147/2013. Si precisa che la mancata imputazione di tali costi nel Pef Tari corrispettivo determina un maggior onere per il bilancio comunale, nella misura in cui gli accantonamenti variamente previsti siano inferiori alle quote accertate come inesigibili, oltre che una probabile violazione dell’articolo 1, comma 654, L. 147/2013, norma questa che impone di garantire, con le entrate Tari, la copertura integrale dei costi. – Risposta – Non si ravvisano impedimenti all’inserimento dei crediti inesigibili nel caso di passaggio dalla Tari-tributo alla Tari-corrispettivo. Al riguardo, occorre innanzitutto premettere che la questione non si può inquadrare nel comma 654-bis dell’articolo 1, L. 147/2013, poiché detta disposizione ha previsto che “tra le componenti di costo vanno considerati anche gli eventuali mancati ricavi relativi a crediti risultati inesigibili con riferimento alla tariffa di igiene ambientale, alla tariffa integrata ambientale, nonché al tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (Tares)”. La norma infatti consente di inserire nel piano finanziario della Tari costi che non sono riferibili alla Tari stessa, poiché riguardano annualità pregresse in cui erano vigenti la Tia1, la Tia2 e la Tares. Con questa previsione è stato superato il parere contenuto nella delibera n. 73/2015/Par del 2015 della Corte dei conti, nella quale la Sezione regionale di controllo per la Toscana, dopo aver evidenziato la diversità formale e sostanziale della disciplina relativa alla Tia1 e alla Tari, aveva risposto negativamente al quesito se “in generale, sia legittimo inserire nel piano finanziario Tari accantonamenti e perdite su crediti afferenti ad una forma di prelievo soppressa con L. 147/2013”. La risposta della Sezione si poggiava su considerazioni attinenti al principio di integrale recupero dei costi e, in particolare, sulla circostanza che ciascuna tariffa “deve essere costruita in modo da bastare a sé stessa, e non nascere già gravata da oneri pregressi (relativi a crediti non incassati, originati da tributi risalenti e ormai soppressi), che avrebbero dovuto trovare idonea copertura nel quadro dei rispettivi regimi normativi, attraverso adeguati accantonamenti o maggiori previsioni di entrata”. La Corte non ha messo quindi in discussione il principio secondo cui quando i crediti inesigibili sono riconducibili allo stesso regime di prelievo questi possono essere inclusi tra i costi da coprire con la Tari negli anni successivi, né detto principio è stato sconfessato dal citato comma 654-bis. Nella stessa ottica va inquadrata la più specifica problematica posta nel quesito, poiché si ritiene che anche i crediti inesigibili insorti in vigenza della Tari-tributo possano essere inseriti nella Tari-corrispettivo. Le due entrate infatti rappresentano le diverse modalità in cui la Tari può essere declinata, per cui non si verifica alcuna soluzione di continuità fra le stesse, come invece avverrebbe nel caso di soppressione di un previgente prelievo sui rifiuti, ipotesi oggetto del parere della Corte dei Conti della Toscana e del comma 654-bis in esame. A conferma di ciò, si può aggiungere che il piano economico finanziario della Tari-corrispettivo, così come quello della Tari-tributo, è governato dalle stesse regole contenute nel D.P.R. 158/1999, per cui i costi del servizio di gestione dei rifiuti da inserire nel piano finanziario sono i medesimi sia che ad essi si faccia fronte con un prelievo di carattere tributario, sia con una tariffa di natura corrispettiva.